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| Foto 1: Miniera a cielo aperto in Canada |
L’oro viene considerato un metallo prezioso e un bene
rifugio ma forse non tutti sanno che il 60% delle quantità estratte viene
utilizzata per produrre gioielli e il 15% per produrre lingotti e monete da
destinare alle riserve delle Banche Centrali. La parte restante viene impiegata
per la realizzazione di componenti elettronici e componenti per il settore
medicale.
Il recente cambio di rotta da parte della Banca Centrale
Cinese, che ha privilegiato gli investimenti in oro anziché in titoli pubblici
americani con un switch valutato in circa 1200 miliardi di dollari, ha avuto un
effetto di non poco conto sul prezzo di questo metallo. Negli ultimi 5 anni
l’oro ha incrementato il proprio valore di oltre il 75% di cui circa il 18%
imputabile al solo 2024. Il prezzo all’oncia dell’oro risulta attualmente pari
a 2.280 euro ovvero a circa 73 euro al grammo. I rischi geopolitici e gli
attacchi hacker (Crowdstrike) sui sistemi informatici hanno anch’essi avuto un
peso determinante sull’andamento delle quotazioni.
Il paradosso dell'oro sta
nel fatto che l’incremento significativo di valore generato da questo metallo e
destinato per la gran parte ad un mercato economicamente agiato, non si sia
tradotto - se non in minima parte - in un miglioramento delle tecnologie volte
a ridurre gli effetti devastanti procurati dall’estrazione dell’oro
sull’ambiente e sulla salute dei minatori.
Il richiamo fatto dal Papa nel corso della recente visita
in Papua - Nuova Guinea di porre maggiore attenzione al problema dello
sfruttamento delle risorse naturali facendone partecipi le popolazioni locali
non ha trovato il giusto eco e questo non può che rafforzare il concetto che
l’oro sia un bene che luccica per pochi a prescindere dall’ubicazione delle
miniere.
In Nuova Guinea-Papua esiste la terza miniera d’oro più
grande al mondo posta ad oltre 4.000 metri di
altitudine e che impiega più di 20.000 minatori: Grasberg. Ma la Nuova
Guinea detiene anche altri tristi primati, tra cui quello di paese con un tasso
di mortalità infantile al 63%, di HIV dilagante e di stato più povero
dell’Oceania.
Negli anni ’90 per via dei bassi salari e danni ambientali
provocati dalla miniera di rame a Panguna -Bougainville sempre ella Nuova
Guinea, scoppiò una guerra civile durata dieci anni e ritenuta la più
sanguinosa nell’area dopo la Seconda guerra mondiale. La guerra si concluse con
la morte di 20.000 persone, l’indipendenza dell’isola e l’abbandono da parte
del gruppo anglosassone proprietario della miniera di Panguna, senza che
quest’ultimo provvedesse alla sistemazione dei danni ambientali tra i quali vale
la pena citare i milioni di tonnellate di composti inorganici che hanno
compromesso le falde acquifere e che si sono riversati sui due fiumi principali.
La domanda che ci si dovrebbe porre è perché prima di
comprare un monile d’oro non proviamo a chiederci cosa ci sia dietro
quell’oggetto. Per realizzare una sola fede nuziale
vengono frantumate 3 tonnellate di roccia e utilizzati circa 50 g di
mercurio...!!!
In base ai dati forniti da Fairtrade si calcola che ci
siano oltre 10 milioni di minatori nel mondo dediti all’estrazione dell’oro che
vivono in prossimità dei siti in condizioni precarie e che oltre 1 milione di
essi siano bambini. Già perché la corsa all’oro ha creato il fenomeno delle
miniere illegali di cui la Burkina -Faso, il Perù ed il Brasile sono gli esempi
più eclatanti. Nella sola Burkina Faso in base ai dati forniti dall’ILO pare
siano impiegati più di 600.000 bambini nella ricerca dell’oro.
Ma come interferisce l’oro sulla salute delle persone e
sull’ambiente?
L’estrazione dell’oro avviene principalmente attraverso la
frantumazione di roccia dura in aree a cielo aperto o in tunnel sotterranei. I
giacimenti a cielo aperto rappresentano la modalità più diffusa tra i grandi
gruppi minerari e costituiscono un vero disastro da un punto di vista
ambientale. Basti pensare che occorrono in media 100 tonnellate di roccia per
avere 1 sola oncia d’oro (31 grammi) e che per separare la roccia dal metallo
occorre riversare sul materiale triturato grandi quantità di soluzione di
cianuro. Nonostante l’ubicazione in zone isolate, le grandi miniere
d’oro costituiscono una seria minaccia per gli ecosistemi con effetti che vanno
dal disboscamento all’inquinamento compromettendo ogni forma di vita. Non
esiste inoltre una seria politica per chiudere i terreni cavati ed evitare la
dispersione nell’aria dei composti chimici utilizzati.
Difficile non ricordare quanto avvenne il 30
gennaio del 2000 con il crollo a Baia Mare (Romania) della discarica mineraria di
Aurul. A causa dell’evento si ruppe una diga con riversamento di
100.000 metri cubi di fanghi, contenente cianuro, nel Tibisco, un affluente del
Danubio. Per 300 chilometri ogni forma di vita nel fiume fu
distrutta.
L’estrazione dell’oro nelle cosiddette miniere illegali
rappresenta oggi circa il 25% di tutto l’oro estratto,
oro che viene acquistato – al termine di diversi passaggi - dai grandi
trader. Tra le miniere illegali vi sono anche quelle dei garimpeiros, al
confine tra il Brasile e la Guyana Francese, che lavorano immersi nel fango
fino alle ginocchia. Viene aspirata l’acqua dalle pozze lungo il fiume
attraverso pompe e lavata la terra con getti d’acqua ad alta pressione; la
miscela d’acqua, fango e oro viene convogliata su uno scivolo di legno
rivestito da un tappeto. In queste miniere non esiste un controllo circa la
quantità di mercurio utilizzata per creare l’amalgama che consente all’oro di
unirsi dapprima al mercurio e successivamente separarsi con un processo di
riscaldamento che vaporizza il mercurio stesso. Il mercurio ha la
caratteristica di non biodegradarsi e quindi, precipitando, di depositarsi
sulla terra, sui prodotti agricoli, sull’acqua e infine nei pesci. In
base alla rivista Nature, l’estrazione dell’oro è responsabile di un terzo di
tutta la dispersione del mercurio nell’ambiente. Il mercurio ritarda inoltre l’attività microbiologica dei
suoli.
L’inalazione o anche il solo contatto fisico con il
mercurio ha un impatto negativo sul sistema nervoso e immunitario delle persone
e può risultare letale. Un mezzo comune per essere infettati è mangiare il
pesce contaminato in particolare il tonno, il pesce spada ed il merluzzo.
Un terzo metodo di estrazione è legato a quello di altri
minerali in cui l’oro rappresenta un materiale secondario. Un esempio è la
miniera di Grasberg dove lo scopo principale è l’estrazione del rame e in cui
le quantità di oro sono così significative da rendere secondaria l’importanza
del rame dal punto di vista economico.
Quale comportamento sostenibile possiamo adottare nei
confronti dell’oro?
Se riteniamo che l’oro sia proprio indispensabile, quando
acquistiamo un monile verifichiamone la provenienza e acquistiamo solo ORO
ETICO. Se riporta il marchio Fairtrade significa che proviene da miniere
autorizzate e i cui diritti di estrazione vanno in parte ai minatori con un
controllo diretto sulle quantità di mercurio utilizzate e disperse
nell’ambiente. Valga per tutti l’esempio di Limata in Perù in cui il
coinvolgimento delle cooperative ha sensibilizzato i lavoratori a migliorare le
loro condizioni e quelle dei sistemi di sicurezza. Si tratta non solo di
aumentare la sensibilità verso gli aspetti ambientali ma di ridare la dignità al
lavoro di minatore.
Nel 2005 alcune organizzazioni ambientaliste diedero il via
al movimento NO DIRTY GOLD (no all’oro sporco) e
molti operatori nel settore della vendita dei gioielli si schierarono al loro
fianco. Tra di essi fece notizia Tiffany, nota gioielleria di
New York, i cui dirigenti furono tra i primi a sposare le cause del
movimento e tuttora vi aderiscono affinché un prodotto elegante non
possa essere sporcato da una brutta storia alle spalle. E in Italia come siamo
messi? Quali noti gioiellieri e/o produttori hanno deciso di fare altrettanto?
L’augurio è che presto si arrivi allo Chartreuse ovvero
a un punto in cui l’Oro (giallo) possa sposarsi anche con l’Ambiente (verde).
Sarebbe logico stabilire che una % delle variazioni in
aumento dell’oro si traducesse in miglioramenti nella tecnologie di
estrazione.
Fonti:
Ø United
Nation and Environment Program (Unep)
Ø Organizzazione
Internazionale del Lavoro (OIL)
Ø Mongabay -
Giornalismo Ambientale Indipendente
Ø Fairtrade –
Oro etico
Il brano musicale che ho scelto per
questo blog è quello di Neil Young – Mother Earth, tratto dall’album Ragged
Glory (1990) di Neil Young & Crazy Horse. Ecco il link
su you tube
Neil Young è il cantante canadese che nel 1979 affermava
che “Rock'n'roll can never die" ovvero che il rock'n'roll non può morire
ed è un detto che ancora oggi continua a ripetere. Possiamo considerare Neil
come tra i cantanti rock più eclettici e rappresentativi della sua epoca, in
cui i suoi brani musicali hanno toccato quasi tutti i sottogeneri dal folk al
blues all’hard rock e, che più di altri, porta sul volto ed esprime nelle sue
canzoni la storia del movimento rock con tutti i suoi momenti di gloria, le
contraddizioni, l’utopia hippy, gli abissi creati dalla droga, le battaglie per
i diritti civili e quella volontà di cambiare il mondo. Rispetto ad altri, Neil
ha avuto la capacità di rigenerarsi e di mettersi sempre alla prova.
Non a torto, può essere considerato il cantante più
ecologista di quelli appartenenti al movimento rock con numerosi brani dedicati
all’ambiente. Mother earth, in particolare, sembra incitare a
non lasciare che le cose nell’ambiente continuino ad andare così oppure “ci
giocheremo il futuro dei nostri figli”. La critica è molto dura nei
confronti degli uomini di potere che tendono a modificare le cose sempre a loro
piacimento e che non smettono di sfruttare le risorse naturali senza controllo
e non curanti del futuro.


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