Esiste
un’esigenza che tutti gli sportivi conoscono bene: la traspirazione del
tessuto che si indossa. Chi fa trekking, hiking, biking, running sa bene
che uno dei problemi principali nello svolgere l’attività sportiva è quello di
evitare che la sudorazione e gli sbalzi di temperatura dovuti anche alla sola
fermata o ad un cambio improvviso di clima, possano influire negativamente sul
proprio corpo non solo in termini di prestazioni ma soprattutto in termini
salutistici.
I
materiali oggi utilizzati e, in primis, le ben conosciute magliette tecniche
vengono incontro a questo, consentendo di rimanere asciutti e avere una
gestione ottimale del sudore e della temperatura corporea. Il
sudore, grazie a questi materiali, viene infatti disperso all’esterno senza
compromettere il calore corporeo. Per contro altri materiali, quali il cotone,
assorbono si l’umidità ma la mantengono all’interno creando un eccessivo
raffreddamento del corpo ed esponendo le vie aeree ad attacchi di virus e
microbi. Tutti i materiali tecnici hanno due importanti parametri di
riferimento determinanti nel prezzo finale del prodotto: quello legato alla
resistenza termica e quello legato alla resistenza all’evaporazione.
I
materiali tecnici presentano tuttavia un
altro problema, sono realizzati in genere con materiali inquinanti, tra
cui il nylon. Il nylon crea ossido di azoto, un gas il cui effetto
serra è di almeno 300 volte superiore all’anidride carbonica. Le soluzioni
miste, esempio nylon e cotone, mitigano solo in parte questi effetti
inquinanti.
Ma
oggi una soluzione forse c’è ed è l’ORTICA. Con l’Ortica si può
realizzare il materiale tecnico del futuro per sportivi e non.
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Foto 2:
Ortica Bianca Himalayana |
Da
alcune tipologie di ortica, esempio l’Ortica Bianca Himalayana o Urtica
ferox o ancora la nostra più comune Urtica urens si possono estrarre
filati totalmente traspiranti e sostenibili. E lo possono essere per due buone
ragioni, una perché l’ortica viene definita da alcuni, e non a torto, come un
materiale tecnico vegano, l’altra perché le coltivazioni di ortica non
richiedono pesticidi o diserbanti per la crescita. Inoltre, per svilupparsi
l’ortica ha bisogno della copertura di alberi più alti ed in tal senso,
diversamente da quanto accade per altre coltivazioni, costituisce un deterrente
per il disboscamento. Le radici conferiscono infine stabilità al suolo.
Lo
sapevano bene i soldati romani che percorrevano in media 30 km al giorno e
i soldati napoleonici che utilizzavano fibra di ortica per propri
vestiti. Prima di loro i cinesi e le popolazioni dell’Himalaya erano
abituali coltivatori di ortica bianca ed al contempo utilizzatori. In
epoche più recenti, l’ortica venne abbandonata per lasciar spazio ai nuovi
tessuti quali il cotone, il lino e la lana. Durante la Prima e Seconda guerra
mondiale, la scarsità dei nuovi tessuti aveva indotto a riscoprire l’ortica
come materiale termico ideale. Ancora una volta le prime applicazioni vennero
adottate in campo militare con i prodotti realizzati per i paracadutisti.
Vero
è che i costi di estrazione erano stati a suo tempo ragione di stop alla sua
diffusione, ma potremmo porci la domanda di come sia oggi possibile affinare i
processi per l’estrazione delle materie rare (REE), e non farlo per una materia
così abbondante in natura e che non necessita di particolari cure per la
crescita. E tutte le ricerche effettuate per anni su questo
materiale con i fondi europei che fine hanno fatto?
Ulteriori
applicazioni biologiche e sostenibili dell’ortica potrebbero realizzarsi con la
produzione di sacchetti di carta e di cordami.
Forse
sarà la volta buona che la finiremo con i sacchetti di plastica che ci
propinano ogni giorno al supermercato. Impariamo a non stare in
silenzio ed opponiamo atteggiamenti concreti in favore dell’ambiente a partire
dalle piccole cose che tutti possiamo fare. Proviamo a rinunciare
per una settimana, ad esempio, ad acquistare bottiglie e sacchetti di plastica
e calcoliamo che risparmio potremmo avere in termini di pattume. Moltiplichiamo
il tutto per circa 1 miliardo di persone che sono quelle che - rispetto agli 8
miliardi di popolazione complessiva - condizionano la situazione ambientale del
nostro pianeta (!) e vedrete che risparmio di plastica potremmo ottenere!!!!!!
Dall’8 al 10 giugno 2024 si è tenuta la Rome Fashion Week ed un’azienda italiana è venuta alla ribalta proponendo una sfilata di capi fatti in tessuto d’ortica, destando notevole interesse Mi auguro che la stessa cosa si ripeta a Parigi a fine settembre/ottobre e che in futuro la produzione sia rivolta non solo ai capi d’abbigliamento ma anche al campo tecnico. Nel contempo i miei migliori auguri affinché un’azienda coraggiosa e sostenibile veda premiati i propri sforzi per lanciare prodotti innovativi ed ottenga i meritati riconoscimenti.
Il brano musicale che ho scelto in questo caso, da una sonorità più pop che rock, è quello recente del singolo di Piero Pelu’ “Picnic all’inferno” dedicato alla svedese Greta Thumberg e in omaggio a tutti coloro che si adoperano per l’ambiente. Clicca qui sotto per vedere il video musicale:
“You are never too small to make a difference” - “Tu non sei mai troppo piccolo per fare la differenza”


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